che il futuro pervade
è oggi il domani
irraggiato di ieri
mattino di lacrime e amore
azzurro immobile
stretta zuppa di corpi
nel verde, nel sale
lento l'iride eccede
resta il profumo del fiore
al passaggio ferale
del sole
Il nulla che precede l’ispirazione è l’ispirazione che la produce
goccia sporco il tempo invertendo la sorgente; stramazza la sera nel meccanico grigiore; da verticalità vetuste cede intonaco a buchi; scroscia la malinconia infradiciando il vecchio cuore dell’uomo; la carovana funebre degli antichi affetti si esibisce in lugubre parata davanti a occhi senza pupille; cadaverici volti nel retroscena della fanciullezza andata circumnavigano emozioni.
E niente
è il niente.
Si corrode dentro tutto
insieme ai muri amore
sventrate terrazze e tenerezze
lacrima il
trucco sui giovani e levigati visi; le mattine di sole nell'invisibile lucore; nella graticola di ieri la carne di oggi; nel caos senza fine care sagome d'umano; piegature e rughe in dolci angoli di
bocche, curvanti occhi di felicità ignare scolano nel vortice finale.
Un altro nelle
facce degli altri
vive la morte
del primo
corrotto è il
doppio.
Come neri
stanchi storni
autunnali i
sogni
resto solo
senza uguale nel viale.
21 maggio
Stamattina sono andato al cimitero. C'era pure Roberto. Il padre di un mio amico c'era da poco, i suoi occhi erano scintillanti. Le altre facce, quelle conosciute da bambino, quasi tutte, erano a colori. Altre ancora non lo erano, ma non sembrava. Perfino mia madre aveva in mano colori. Mia nonna aveva sempre pochi denti, il vestito nero non ne oscurava l'allegria. C'era il sole nei fiori. Nelle gocce dei petali il riflesso di una strana festa. Il vento era verde, piogge danzanti di cipressi. L'incenso, residui nell'aria, trasformava il tempo. Tutti erano lì, come in cerchio, perfetti, in quella osteria dai sorrisi immobili. C'era pure Roberto. Resta, sentii – nell'istante che aggrega l'eterno. L'istante dopo ero fuori. Il sole nei fiori, prati, verde il vento. C'era pure Roberto.